Dita a martello o Griffe

Esistono 3 principali tipi di deformità delle dita dei piedi, ma questi vengono spesso confusi, non solo dagli utenti.

Cause

Le cause ed i sintomi di queste 3 deformità sono simili, spesso dovute ad anomalie funzionali del I raggio, a piede cavo, a patologie neurologiche, a patologie reumatiche ed alcune volte a traumi o interventi chirurgici.

Sintomi: le deformità solitamente sono riducibili in una fase iniziale, quindi è possibile riportare le dita in posizione naturale. Nel tempo tendono a diventare sempre più rigide ed a creare sempre più problemi legati al sovraccarico oppure al conflitto con la calzatura. Sono frequenti ad esempio dolori alla punta delle dita, ipercheratosi (calli) alla punta delle dita, sotto le teste metatarsali o nei punti che entrano in contatto con la calzatura.

Ruolo del podologo?

Il podologo è una figura di riferimento in queste problematiche, in quanto può seguire il paziente identificando l’esatta deformità, studiandone le cause attraverso l’esame obiettivo, confezionando eventuali ortesi digitali su misura per evitare i sovraccarichi ed i conflitti con la calzatura, valutando l’eventuale necessità di plantari correttivi per trattare le anomalie biomeccaniche che hanno causato le deformità, rimuovendo eventuali formazioni ipercheratosiche (calli e tilomi), o inviando il paziente al chirurgo ortopedico quando necessario.

Dita a martello: rimedi

Trattamento conservativo

Inizialmente, quando l’atteggiamento risulta riducibile manualmente, tra i rimedi per le dita a martello troviamo il trattamento può essere conservativo mediante l’utilizzo di piccole ortesi facilmente reperibili, grazie alle quali la posizione del dito migliora e lo sfregamento con la calzatura risulta attutito.

Successivamente, a causa dell’instaurarsi di una rigidità articolare dovuta  a una retrazione delle capsule e dei legamenti, con perdita di ogni possibilità di compenso, l’ortesi non è più sufficiente e vi è indicazione alla correzione chirurgica.

Trattamento chirurgico

Le dita a martello possono prevedere come cura anche l’intervento chirurgico, che ha come fine quello di ristabilire il corretto asse del dito eliminandone, quindi, la retrazione in flessione.

Esistono diverse soluzioni chirurgiche, la maggior parte delle quali ottengono la correzione della deformità mediante il blocco in estensione (artrodesi) dell’articolazione intermedia del dito, con perdita parziale della funzionalità. Questo aspetto, spesso, non è molto gradito dal paziente, anche se dal punto di vista prettamente funzionale ha una rilevanza relativa.

A tal fine, inoltre, vengono utilizzati fastidiosi mezzi di sintesi per il blocco articolare che, per almeno un mese, creano grosse limitazioni nell’autonomia del paziente, dell’igiene personale e la gestione dei suoi impegni quotidiani.

Tecnica percutanea

La tecnica percutanea utilizza piccole frese similari a quelle usate in campo odontoiatrico, per il modellamento e per la sezione (taglio) delle ossa, che sono introdotte attraverso la cute e a contatto con l’osso, mediante minuscoli forellini, senza necessità di incisioni chirurgiche. Si effettuano, quindi, due piccole fratture (sezioni dell’osso) a livello della prima falange e, se necessario, della seconda falange, grazie alle quali il dito ritorna manualmente correggibile in estensione senza determinare alcun danno sull’articolazione intermedia.

La correttezza delle sezioni (tagli) viene controllata durante tutto l’intervento mediante l’utilizzo di fluoroscopio intra operatorio, per cui l’immagine del campo operatorio è sempre visibile su monitor mediante scopia (utilizzo di raggi x).

La correzione finale è assicurata da una fissazione con cerotti opportunamente posizionati, senza quindi mezzi di sintesi. Tale “bendaggio” verrà rimosso a termine della consolidazione.

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