Fascite plantare

La fascite plantare è una patologia dell’aponeurosi plantare, una struttura che ricopre la muscolatura del piede originando dalla regione mediale del calcagno ed inserendosi alle dita.

L’aponeurosi plantare ha un ruolo importante nel supportare le forze di carico e nello stabilizzare il piede.

Il dolore solitamente è localizzato alla parte interna del tallone, ma può arrivare ad interessare tutta la pianta del piede. Il dolore aumenta dopo periodi di riposo, manifestando spesso il massimo della sintomatologia al risveglio o dopo periodi di inattività.

La fascite plantare può essere causata da:

  • utilizzo di calzature errate;
  • rigidità muscolare;
  • posture errate del piede (sindromi pronatorie, piede piatto, piede cavo ecc..)
  • altre patologie del piede.

Interessa soprattutto le persone con un’aumentata richiesta funzionale, che possono essere adulti in sovrappeso, donne in gravidanza e sportivi.

La diagnosi solitamente richiede accurata anamnesi ed esame clinico, solo in alcuni casi si utilizzano esami strumentali quali ecografia, Tac o Rmn.

È importante non confondere la fascite plantare con altre sindromi o infiammazioni che possono essere confuse con le fasciopatie plantari facendo dunque un’accurata diagnosi differenziale.

Fascite plantare: rimedi

La fascite plantare prevede cure terapeutiche diverse, che vanno selezionate solo dopo aver accuratamente stabilito le cause della fascite, quindi la cosa più utile da fare è rivolgersi ad uno specialista!

Fascite Plantare: come curarla

Trattamenti Conservativi classici

Quando la fascite plantare è agli inizi della sintomatologia, è fondamentale stare a riposo, evitando tutte quelle attività che evocano dolore. Applicare localmente del ghiaccio e, se la dolenzia è notevole, assumere un farmaco antidolorifico da banco. Trascorso il primo periodo, il piano classico dei piani terapeutici prevede della fisioterapia con esercizi di stretching per il polpaccio e la fascia plantare, esercizi di propriocezione e, talvolta, una rieducazione motoria. Rientrano poi tra i trattamenti conservativi i plantari, le tallonette e le cosiddette stecche per la fascite plantare, che corrispondono di fatto a dei tutori notturni.

Tutte queste soluzioni possono aiutare ad alleviare la sintomatologia, ma non sono sufficienti per la guarigione.

Si è detto che a favorire la fascite plantare possono essere fattori come l’eccessivo peso corporeo o l’utilizzo di scarpe inadatte; è logico, quindi, che, se il paziente presenta uno di questi fattori di rischio, la terapia conservativa deve includere anche un’azione mirata contro di esso (dieta/cambio delle calzature) 

Fascite plantare: altra cura 

Se i rimedi conservativi più classici non fossero sufficienti, il medico curante potrebbe prendere in considerazioni trattamenti come l’iniezione di un corticosteroide (antinfiammatorio) e la terapia extracorporea a onde d’urto (ESWT).

Si tratta di un trattamento efficace, ma con dei limiti: non agisce sulle cause e potrebbe essere causa di importanti effetti avversi. 

Fascite Plantare: terapia chirurgica

Noti i requisiti per la sua attuazione, attualmente, la terapia chirurgica della fascite plantare consta di due due opzioni di trattamento: la recessione del gastrocnemio e la distensione chirurgica della fascia plantare.

Il scelta di una tecnica piuttosto che di un’altra è in funzione dei meccanismi fisiopatologici che hanno indotto la fascite plantare: per esempio, la recessione del gastrocnemio è adatta ai pazienti con i muscoli del polpaccio estremamente accorciati, al punto da pregiudicare la mobilità della caviglia e incidere sulla salute della fascia plantare; la distensione chirurgica, invece, è indicata quando il paziente, nonostante una buona mobilità articolare della caviglia, continua a lamentare dolore.

La chirurgia per la fascite plantare presenta un rischio non trascurabile di complicanze; ecco perché la sua adozione è riservata a casi selezionati e solo dopo aver tentato tutte le terapie conservative disponibili.

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